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Sunday, 20 May 2012
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HUMANSCAPE. L'universo cyberpunk di Marco Bolognesi
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Scritto da MM   
Mercoledì 09 Maggio 2012 16:09
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bolognesi - milkodyssey1

Reggio Emilia - Estetica glamour e critica sociale. Un mondo immaginario e fantascientifico chiamato Bomar Universe  abitato da cyborg, amazzoni, guerriere, astronavi e intriganti personaggi post-umani ispirati alla letteratura cyberpunk. Figure femminili che raccontano la perdita di umanità e denunciano la difficoltà del vivere moderno. Humanscape è il progetto che Marco Bolognesi, fotografo, filmaker ed artista presenta a Fotografia Europea 2012.  Quattordici immagini di grande formato, immagini femminili interamente dipinte di bianco che, come moderne Gulliver costrette e legate, non si riconoscono in nulla di ciò che le circonda vivendo in solitudine e immobilità.

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AMERIkaos. La realtà non è come sembra
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Scritto da redazione   
Martedì 08 Maggio 2012 08:11
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american-history 2Como - La finzione prende il posto della notizia. La propaganda quello della realtà. Una serie di opere mettono in evidenza il caos generato dalla politica estera americana e dalla società del consumo ad essa correlata che, facendosi portavoce di interessi finanziari ed economici portati avanti attraverso politiche militari, ha condotto il mondo occidentale verso una crisi economica e sociale che ha segnato un punto di non ritorno a livello globale. E' una critica  spietata del sistema mediatico made in Usa quella che emerge dalle opere di Gian Piero Gasparini in mostra fino al 19 maggio a Palazzo Natta dal titolo "AMERIkaos".  
"In America l'industria della pubblicità e delle pubbliche relazioni sono due sofisticati sistemi di manipolazone della mente e della pubblica opinione e non c'è più nulla, da un Dio a un prodotto elettronico a una guerra, che non venga abilmente impacchettato e presentato in una qualche illusionistica formula di parole o in una qualche scatola lucida e colorata da lanciare sul mercato". Le opere, in tecnica mista su tavola, analizzano le icone ed i simboli del nostro tempo completando cronolologicamente una trilogia inaugurata con la serie "Faces", personaggi celebri delle ideologie pacifiste e "Logos" che poneva in primo piano le tematiche No Global.   
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LA DONNA S'E' DESTA? Violence, XV biennale donna
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Scritto da redazione   
Lunedì 16 Aprile 2012 14:31
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naiza h. khanFerrara - Il percorso di sette artiste già affermate a livello internazionale e la cui ricerca è da tempo incentrata sul tema della violenza e la strumentalizzazione del corpo femminile.
Valie Export, Regina José Galindo, Loredana Longo, Naiza H. Khan, Yoko Ono, Lydia Schouten e Nancy Spero sono protagoniste con le loro opere della XV Biennale donna organizzata dall'Udi (Unione Donne in Italia di Ferrara) e delle Gallerie D'Arte Moderna e Contemporanea della città emiliana.
Sette artiste che indagano attraverso molteplici linguaggi espressivi (sculture, fotografie, videoarte, installazione) la pratica della violenza nelle sue manifestazioni più ampie: da quella individuale a quella familiare, da quella culturale a quella politica fino ad arrivare a quella sociale.
Ad accogliere lo spettatore, l'esercito della pakistana Naiza H. Khan: insolite armature (nelle foto), sculture a grandezza naturale che pendono dal soffitto e sembrano avanzare con minacciosa leggerezza.
Alcune riprendono la più comune lingerie femminile nei tessuti e nelle forme, trasformata in fredda corazza allo stesso tempo intima e drammatica che protegge, costringe ed opprimebiennale donna 2 khan.
Una serie che, come le fotografie ad essa ispirata, vede esaltare i paradossi della società pakistana abbattendo le usuali barriere dell'universo femminile e rivelando l'ambivalenza delle costrizioni fisiche e spirituali delle donne del suo Paese.
La mostra prosegue con il contributo di Yoko Ono da anni dedita a temi quali la pace, i diritti umani e la violenza come testimoniato dai due video appartenenti all'opera CUT PIECE che riprendono una performance che ha avuto luogo prima a New York e poi a Parigi.
Immobile e inginocchiata sul palcoscenico, l'artista giapponese naturalizzata americana invita gli spettatori a tagliare a pezzetti il suo vestito fino a lasciarla praticamente nuda.
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IL CORPO, SOCIALE E POLITICO. Vitshois MWilambwe Bondo
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Scritto da redazione   
Lunedì 05 Marzo 2012 10:51
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01vitshois mwilambwe bondo untitled 2011-12 acrilico e collage su tela cm 50x50 cad- Milano - Il corpo umano che diventa pretesto per riflettere sul corpo sociale e sul corpo politico. Vitshois Mwilambwe Bondo,  figura di spicco della giovane pittura congolese (è nato nel 1981), presenta collage su tela e installazioni che interrogano il significato  profondo della società contemporanea, con una particolare attenzione ai temi  della globalizzazione, del dialogo interculturale e del potere esercitato con violenza dai più forti sui più  deboli.
Pezzi  di corpi umani che emergono dalla combinazione di differenti immagini ritagliate  da riviste di moda africane ed internazionali.
Una tecnica di composizione per  ri-creare il corpo umano e di ri-immaginare e ri-costruire  la società in cui viviamo.
Mutilati e confusi, i corpi  costringono  l’osservatore a confrontarsi con la caoticità  dell’attuale situazione politica ed economica, africana come del resto del  mondo. Riposizionando la figura umana  al centro dell’attività pittorica, l’artista ne ritrae la pancia piena di  oggetti di consumo: una variazione sul tema del “siamo ciò che mangiamo” in cui  la figura che ne emerge è quella di uomo che si sente esonerato dalla  responsabilità di essere pensante.
È dunque anche il tema  dell’ identità ad essere al centro della riflessione dell'artista, non intesa però in senso geografico: “Non è  un’identità continentale che bisogna cercare – spiega l’artista – o l’unità e la  rilevanza di questa produzione artistica, ma piuttosto va analizzata l’identità  nella sua trascendenza dovuta al continuo contatto con altre culture e  continenti e alle trasformazioni interne subite dalle società  contemporanee”.      
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GRAZIA PLENA. Senza titolo di Adele Ceraudo per la liberazione di Rossella Urru
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Scritto da Mariangela Maritato   
Mercoledì 29 Febbraio 2012 09:29
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adele ceraudoRoma - Una chiamata agli artisti contemporanei per una causa civile. La sensibilità e la capacità di creare intorno all'iconologia e all'iconografia classica legata alla donna una visione reale ed attuale. Senza titolo. Senza attenzione fino a ieri. Senza voce perchè umile ed uguale agli altri e per gli altri. Rossella Urru è la rappresentante sarda del Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (CISP) rapita nella notte fra il 23 e il 24 ottobre 2011 in Algeria. Un corpo e un'anima abbandonate dal proprio Paese in mano ai ribelli da troppo tempo. Geppi Gucciari ha risollevato la questione sul palco del teatro Ariston. Artwake ha lanciato un concorso online  (interamente organizzato su Facebook) dal titolo Grazia Plena sposando la causa dei riflettori PER TUTTI, specie per chi dedica e sacrifica la propria esistenza per un ideale che si concretizza in un impegno senza cercare a tutti i costi fama e notorietà.
"Senza Titolo" dell'artista Adele Ceraudo è un disegno a bic su cartoncino (cm24x33) che raffigura un corpo femminile senza volto sintesi degli attributi che fanno di una donna, con il coraggio della speranza, una madre: il ventre e il seno. rossella-urru-con-bimbo_00
La pro-creazione e il nutrimento. Una trasposizione sintetica ed efficace di un'immagine passata solo da poco agli onori della cronaca: quella di Rossella che tiene in braccio, sorridente, un bambino algerino dandogli amore e conforto. 
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