Ferrara - Il percorso di sette artiste già affermate a livello internazionale e la cui ricerca è da tempo incentrata sul tema della violenza e la strumentalizzazione del corpo femminile.
Valie Export, Regina José Galindo, Loredana Longo, Naiza H. Khan, Yoko Ono, Lydia Schouten e Nancy Spero sono protagoniste con le loro opere della XV Biennale donna organizzata dall'Udi (Unione Donne in Italia di Ferrara) e delle Gallerie D'Arte Moderna e Contemporanea della città emiliana.
Sette artiste che indagano attraverso molteplici linguaggi espressivi (sculture, fotografie, videoarte, installazione) la pratica della violenza nelle sue manifestazioni più ampie: da quella individuale a quella familiare, da quella culturale a quella politica fino ad arrivare a quella sociale.
Ad accogliere lo spettatore, l'esercito della pakistana Naiza H. Khan: insolite armature (nelle foto), sculture a grandezza naturale che pendono dal soffitto e sembrano avanzare con minacciosa leggerezza.
Alcune riprendono la più comune lingerie femminile nei tessuti e nelle forme, trasformata in fredda corazza allo stesso tempo intima e drammatica che protegge, costringe ed opprime.
Una serie che, come le fotografie ad essa ispirata, vede esaltare i paradossi della società pakistana abbattendo le usuali barriere dell'universo femminile e rivelando l'ambivalenza delle costrizioni fisiche e spirituali delle donne del suo Paese.
La mostra prosegue con il contributo di Yoko Ono da anni dedita a temi quali la pace, i diritti umani e la violenza come testimoniato dai due video appartenenti all'opera CUT PIECE che riprendono una performance che ha avuto luogo prima a New York e poi a Parigi.
Immobile e inginocchiata sul palcoscenico, l'artista giapponese naturalizzata americana invita gli spettatori a tagliare a pezzetti il suo vestito fino a lasciarla praticamente nuda.
Milano - Una moviola post-moderna si presenta agli occhi dei visitatori della mostra “Gli artisti della Collezione ACACIA” ospitata nelle suggestive stanze di riserva di Palazzo Reale a Milano. Una lettura in negativo di ciò che è stato nel recente passato artistico a partire dagli anni Sessanta affiora agli occhi attenti del visitatore che all’apertura del percorso espositivo voluto dall’Associazione Amici Arte Contemporanea a cura di Gemma De Angelis Testa e Giorgio Verzotti trova un’installazione della siciliana Rosa Barba: una scatola oscura scomposta, rossa e illuminata, che invita alla retrospezione nel tentativo di voler far introiettare lo sforzo tecnico e razionale che ha portato al tramonto conclamato di ogni illusione di lineare progresso storico. (Nella foto, Senza Titolo, 2009 di Roberto Cuoghi).
La caduta del mito dell’Avanguardia e lo svanire dell’aura dell’Opera che viene sostituita dalla sua riproduzione tecnica in un trend a metà strada tra la volontà di misurarsi con il bagaglio della tradizione concettuale del Novecento e la pedante tendenza a citare e a porsi in posizione dialettica e non estetica nei confronti di ogni movimento o corrente culturale. La perdita della fede nell’uomo che si accascia ai piedi della croce e del fallimento disgregandosi in pezzi di vetro, legno e morsetti di acciaio inox tornando ad essere non cenere ma farina è trasposta in scultura ne La degenerazione di Parsifal (natività) di Francesco Gennari realizzata nel 2005-2006.
Milano - Id /noun / The part of the mind in which innate istinctive impulses and primary processes are manifest è un'indagine sulle possibilità del disegno collettivo. Utilizzando il metodo degli architetti, Hither Yon, collettivo di quattro giovani artisti americani residenti a Berlino - Eric Ross Bernstein, Jeremy C.Burke, Kirk N.Finkel, Michael S.Lee - intervengono a turno, in uguale proporzione, su quattro pannelli suddivisi in griglie, scambiandosi i fogli con periodica rotazione. Una ricerca continua volta all'osservazione e all'interpretazione delle interazioni umane e delle stratificazioni culturali e spaziali che ne derivano.Carlotta Testori Studio ospita fino al 27 gennaio 2012 la loro prima mostra europea che presenta tre lavori dal titolo Id, Ego e Super - ego dai nomi che Freud diede alle diverse componenti della psiche. Clicca sull'immagine per vedere il making of del wall painting Super - Ego.
Londra - Un vicino di casa solerte, un giardino lasciato un po’ andare e un artista. Quando elementi casuali si combinano per dar vita a un percorso di riflessione sul codice visivo attraverso il quale interpretiamo il mondo e sul pensiero standardizzato. Your garden is looking a mess could you please tidy it up (Il suo giardino è un disastro, puo’ per favore fare un po’ d’ordine?), l’ultima esibizione della Paynes Shurwell di Londra, è nata da un biglietto lasciato sotto la porta del curatore Andrew Curtis da un vicino di casa evidentemente preoccupato dalle condizioni del suo giardino. Frase che è poi diventata il titolo della mostra stessa. Your garden is looking a mess esplora il processo di creazione dell’identità di un brand e il ruolo svolto dalla stampa nella definizione di simboli e valori della cultura di massa. In un mondo sempre piu’ fluido e “sterilizzato” dalla fruizione digitale, la mostra sofferma la propria attenzione su come la stampa stia affrontando il passaggio da una dimensione fisica ad una virtuale e di conseguenza, come l’uomo iper-tecnologico reagirà a questi cambiamenti. Un intento, quello del curatore Andrew Curtis, ambizioso e complesso, che ha avuto un risultato molto interessante (nella foto in alto, Gerard Hemsworth, Suburban Garden, 2009).
L’esibizione ha come punto di partenza il pacchetto di sigarette Marlboro creato nel 1955 da Philipp Morris, l’iconico pacchetto bianco e rosso che rimane uno degli esempi piu’ interessanti e riusciti di branding nella storia del marketing.
Roma - Si conclude con “MACRO wall: Eighties are Back!” il progetto, a cura di Ludovico Pavesi, che si propone di rileggere l’arte italiana degli anni ’80 attraverso esposizioni collettive di artisti che hanno mosso le proprie ricerche sul campo sino all’epoca contemporanea. Il sesto ed ultimo appuntamento, in programma al MACRO di Roma, prevede un ciclo di lavori dei protagonisti selezionati: Mario Dellavedova, Daniela De Lorenzo, Massimo Kaufmann, Felice Levini e Marco Tirelli. La correlazione con gli appuntamenti precedenti è data dall’invito alla presentazione di due opere per ciascun artista, una risalente all’epoca in cui veniva assassinato John Lennon, ed una attuale, entrambe accompagnate da schede tecniche redatte da due critici di diverse generazioni: il più giovane interpreta l’opera storica e viceversa. Il catalogo, edito da Nero, attraverso riproduzioni fotografiche, ripercorre le opere facenti parte delle sei esposizioni che hanno caratterizzato il ciclo di eventi, accompagnate dalle relative schede tecniche.