Rapallo – All’avvicinarsi all’Antico Castello sul Mare ci s’immerge passo dopo passo nell’atmosfera magica della lontana Buenos Aires. Melodie di dolci quanto amare milongas argentine che riecheggiano lungo tutto il lungo mare e ti trasportano verso la piccola fortezza e allo stesso tempo ti preparano alle sensazioni sprigionate dalle opere dell’artista. La personale del pittore argentino Ernesto Morales, patrocinata dal Comune di Rapallo e dall’Ambasciata della Repubblica di Argentina in Italia, curata da Marzia Capannolo, prosegue il tema centrale della sua ricerca artistica, la migrazione. La mostra affronta l’argomento da un punto di vista teorico e intimistico. Le tele, di un apparente monocromatismo diafano, si offrono al pubblico come luoghi di una memoria senza tempo, un paesaggio metafisico ove la vastità dello spazio viene narrato da elementi naturali ancestrali solo occasionalmente interrotti da esili entità simboliche. (Nella foto, Golondrinas, 2011, 100x120, olio su tela)
I soggetti apposti sulla tela mediante meticolose velature a olio, sono ricorrenti e determinanti nel percorso creativo e filosofico di Morales vengono utilizzati come caratteri di un intimo linguaggio e si offrono come codici interpretativi agli occhi e all’anima del pubblico. Scopriamo “las golondrinas”, esili volatili, pura espressione del viaggio, ed in seguito ci s’imbatte nelle vacche, non solo ben noto emblema della cultura argentina, bensì allegoria di un itinerario statico, interiore, assolutamente e volutamente intellettuale.
In tale turbinio di allegorie e rimandi tra realtà e subconscio, nel mondo di Morales non poteva mancare il mare, vero elemento di unione fra i popoli, in grado di stimolare curiosità e avventure, elevare crescita spirituale e mistica, sicurezza nel passato e speranza nel futuro.
Affrontando le specifiche simbologie dell’artista argentino diventa chiaro come nulla viene lasciato al caso e così anche il medium che gli permette una lavorazione lenta dell’opera in maniera tale da concedergli il tempo di trasporre le proprie immagini inconsce sulla tela, il momento di un’autoanalisi profonda e voluta. Anche la stessa scelta del luogo dell’esposizione in questione non è casuale, difatti nel novembre 2010 durante l’organizzazione della mostra presso il Museo della Commenda di Pre, antico Lazzaretto e ospedale degli immigranti e marinai, in occasione dei festeggiamenti del Bicentenario dell’Indipendenza Argentina, ha avuto l’opportunità di passare diverso tempo a Genova e in Liguria scoprendo, in maniera del tutto fortuita che proprio da Rapallo il suo bisnonno nei primi anni del Novecento, di cognome Tazzara, partì verso i lidi lontani dell’America Latina. Per tali avvenimenti e, a detta dello stesso Morales, la sua storia personale è un “ritorno” alle proprie origini e la riscoperta delle proprie radici.
Mari Migranti
Personale di Ernesto Morales
Antico Castello sul Mare - Rapallo - Genova
Fino all'11 marzo 2012
Ingresso libero
venerdì - sabato - domenica dalle 16:00 alle 19:00
Venezia - Dopo l’esperienza a Parigi del 2010 (residenza e borsa di studio alla Citè Internationale des Arts) e una serie di mostre in diverse città europee, San Pietroburgo, Helsinki, Salisburgo, etc., Claudia Zuriato ritorna ad esporre a Venezia, la sua città natale, in una mostra a cura di Antonio Arévalo dal titolo Sognai che sognavo un sogno con una serie di nuovi lavori ed un’installazione site - specific.
"In questa mostra ci troviamo davanti una molteplicità di interessi che l’artista ha maturato nella consapevolezza del proprio tempo", scrive nel catalogo Arévalo.
"Il linguaggio che lei rappresenta echeggia una nuova espressività iconica, una celebrazione continua della memoria".
Una serie d’immagini che ritraggono inedite connotazioni allegoriche e sottolineano la simbolicità evocativa, le idee di accelerazione e sospensione del tempo, seppur legate alla definizione dei soggetti e alla risoluzione formale, sono costantemente indirizzate verso un'attenzione che oltrepassa il dato reale per condurre ad una riflessione su finzione e verità nata da una profonda suggestione letteraria. (Nella foto, Un fiore di bomba, 2012, cm.100x100, bulino, anilino)
Cosenza - Giocando con la percezione visiva dello spettatore che si trova davanti agli occhi un oggetto che in realtà non esiste, il dipinto crea l'illusione di un vascello che solca il mare, sottolinenando l'importanza del vuoto in pittura. "Verso Itaca" è l'opera di Francesco Guerrieri, grande sperimentatore nel campo della ricerca gestaltica, entrata a far parte della collezione della banca BCC Mediocrati nell'ambito del progettoBancartis, giunto alla sua quinta edizione. Come per le passate edizioni, il museo d'arte contemporanea Maca di Acri (Cosenza) dedicherà a partire dal mese di marzo una mostra personale all'artista strutturalista, co-fondatore del gruppo 63 e, successivamente, di Sperimentale p., insieme alla moglie Lia Drei.Nato a Borgia (Cz) nel 1931, Guerrieri vive a Roma dal 1939. Dal 1968 e fino al 1978 ha affiancato la pittura (ciclo che sarà definito Il Quadro Luce con dipinti esclusivamente in bianco e giallo come il grande Quadrittico di mezza estate) a realizzazioni di happenings (Un modo di farsi l’arte insieme all’artista, 1970, con Lia Drei) e a grandi opere-ambiente (installazioni) come Immarginazione (a Roma, Spazio Alternativo nel 1977 , Palazzo delle Esposizioni nel 1978 e a Bologna, Il Cortile, sempre nel 1978) cui ha fatto seguito Interno d’ Artista a Roma, Spazio Alternativo, nel dicembre del 1979. Ha esposto in permanenza per circa un decennio alla Galleria Fumagalli di Bergamo a partire dalla mostra antologica Il quadro pensiero con saggio critico di Filiberto Menna nel febbraio 1975. Memorabile, nel 1981 la mostra storica Sperimentale p., Lia Drei e Francesco Guerrieri, realizzata nella Chiesa Monumentale di San Paolo dai Musei di Macerata.
Grosseto - Critico e visionario. Le opere di Lapo Simeoni sono un racconto disincantato dell'Italia dei nostri tempi. Il giovane artista toscano utilizza nella sua pittura elementi iconografici della cultura di massa - cinema, televisione, sport, arte, politica e religione - piegandoli alle proprie esigenze espressive: dal film "Gomorra" ai programmi della tv di Stato; dagli scontri degli ultras alle opere dello scultore friulano Ado Furlan. Le scialuppe di salvataggio lanciate ai clandestini si fondono come colori ad olio su una tavolozza con i monumenti celebrativi sparsi nelle piazze italiane.
Parigi - "Senza i poeti, senza gli artisti gli uomini si annoierebbero presto della monotonia naturale. L’idea del sublime che hanno dell’universo ricadrebbe con una rapidità vertiginosa. L’ordine che appare nella natura, e che è solo un effetto dell’arte, svanirebbe subito. Tutto si disferebbe nel caos. Non vi sarebbero più stagioni, né civiltà, né pensiero, né umanità, e neppure vita e l’imponente oscurità regnerebbe per sempre". (Guillaume Apollinaire).
Il colore perAchille Perilli è un’ estensione del suo modo di vedere la pittura, in questo egli discende da un mondo molto antico, direi tradizionale: la matrice purivisibilista, è sempre presente nei suoi processi di elaborazione di un’opera, il colore è la struttura, la componente necessaria alla dilatazione di una stravagante irrazionalità geometrica, che parte sempre dall’immaginario, dal creativo: un’utopica allusione, quello che si dipinge non deve servire a nessuno scopo legato alla realtà ma al diretto divertimento di crearsi una via “altra”, che nessuno può toccare, dove si deve giocare con la propria allegria per poterci entrare. Uno spazio sospeso, fuori dalla società, fuori dai noiosi schemi dell’immaginario comune, un puro viaggio verso l’indipendenza dei propri pensieri i quali non devono essere condivisi ma soltanto goduti. Perilli viene da quelle esperienze di positività, quando non si spiegava mai, si riteneva indispensabile di appropriarsi del valore assoluto di rispetto di una follia pura, generativa di eccitazione. Il colore allora è tutto!